8. Mostra fotografia Oliviero Toscani

Nudi come San Francesco, che si spogliò degli abiti e delle ricchezze del demonio,
e nudi come tutte le creature del suo Cantico delle Creature:
“Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra” e per queste nuove creature
della Città Futura che neppure Giotto seppe pre-vedere e disegnare.
Non più creature di città dolenti di macchine e di cemento, di acciaio e di polvere,
qui ci sono nove pezzi, unici e tuttavia uguali, di un’umanità che presto inchioderà
il vecchio mondo al suo odore scorante di materia in decomposizione e di roba
smessa. Pupille di luce che brillano come in un arcobaleno, e pelli colorate che si
mischiano, questi nove figli nostri sono frate Sole e sora Luna finalmente
abbracciati e confusi: creature giovani di roccia fertile, di pietra morbida della
quale ci si potrà finalmente fidare. Grazie a loro i colori torneranno innocenti: non
ci sarà più la strega nera che offre la mela avvelenata rossa alla fanciulla
bianca-neve. Non più la guerra delle razze, ma il miracolo etnico con la ricchezza
delle sue reminiscenze pacificate.
Forse qui la pelle scura è anche quella dei beduini del monte Sinai, e ci sono
tracce d’Asia persino nelle sopracciglia; e magari negli occhi di blu-chiaro c’è il
freddo della Svizzera, mentre nel blu-nero c’è il caldo della Grecia madre
d’Europa, e forse nel naso scuro e sottile c’è l’Etiopia somala; vedo ricordi
imperiali nei capelli di seta e accenni tribali nel riccio indomabile, un tocco d’Italia
profumata nelle ciglia lunghe.
C’è persino il ritmo cubano nell’immagine, che è ferma, è vero, e tuttavia le
creature sembrano muoversi nel Cantico della successione: spostamenti,
toccamenti, aggrappamenti con balenii di Africa e di Cina e di gialli e di rossi da
pittura creativa.
E’ la foto delle Metamorfosi che sono tipiche delle civiltà imperiali, della Roma degli
Augusti come dell’America dei Presidenti, della Globalità dove ogni cosa passa in
un’ altra, si tramuta nel suo contrario.
Davvero in quest’immagine c’è Michael Jackson che sbiancava il nero e c’è
l’evoluzione dei Lumumba, dei Senghor e dei Franz Fanon che annerivano il
bianco, ma anche dei Lenin e dei Lin Piao, c’è la rivoluzione che diventa
con-fusione perché toglie l’ identità certa all’ Oriente e all’ Occidente e li
con-fonde, c’è il pavone dello Zoroastrismo che assimila la croce di Roma, il
Ramadan che diventa banchetto pasquale, il latte di cammella che si tramuta in
succo di vite, il burqa trasparente sul corpo di Venere, e c’è Fatima, figlia di
Maometto, che prende le fattezze di Maria, madre di Cristo.
Contro le guerre civili, contro le mafie e le violenze urbane dell’identità, contro i
feroci conflitti etnici, contro le guerre di faglia e di religione, contro il terrorismo e
contro tutti i razzismi risorgenti c’è la gioiosa con-fusione come valore, il Cantico
delle Creature che avvicina al cielo e sottomette il mondo.