2. Mostra fotografia Oliviero Toscani

Fin dalla prima sala della sezione dedicata alle icone possiamo intuire l’incredibile varietà delle fotografie di Oliviero Toscani. L’occhio cade subito su una delle sue immagini più note, quel “Chi mi ama mi segua” dei manifesti dei Jesus Jeans del 1973; scrive Pasolini sul Corriere della Sera, il 17 maggio 1973: “Il nuovo potere borghese necessita, nei consumatori, di uno spirito totalmente pragmatico ed edonistico: un universo tecnicistico e puramente terreno è quello in cui può svolgersi, secondo la propria natura, il ciclo della produzione e del consumo. L’interesse di questo slogan non è solo negativo: c’è in esso un interesse positivo, la possibilità imprevista di rendere espressivo il linguaggio dello slogan e quindi quello dell’intero mondo tecnologico”. Troviamo poi la campagna del lupo che bacia l’agnello del 1990, ma anche quella in cui Toscani, l’anno successivo, anticipa il tema dell’ambiente oggi molto attuale, affogando alcune foglie nel petrolio. E ancora, il gruppo teatrale di Aix-en-Provence che danza nudo o i musicisti dell’Orchestra Filarmonica della Scala, ritratti mentre fluttuano nel vuoto insieme ai loro strumenti. E se da una parte una bambina indiana ci fa una linguaccia dopo avere mangiato una bacca rossa, dall’altra troviamo quattro improbabili testimonial per gli occhiali che lo stesso Toscani produce (e indossa): Lenin, Mao, Castro e Bin Laden. Nella concezione della fotografia di Toscani, il copyright non esiste e dunque ha scelto lui stesso quattro modelli che difficilmente si lamenteranno per l’utilizzo della loro immagine. La foto della ragazza seduta sul fieno è un chiaro riferimento alla mostra, perché non solo è accompagnata da uno degli asini che vi ha accolto al Castello fin dal parcheggio, ma perché legge il catalogo dell’esposizione. I più attenti noteranno che il libro riporta una aggiunta rispetto all’originale: “Più di 50 anni di magnifici fallimenti”, locuzione che il fotografo usa per descrivere la sua carriera. Se lo dice da solo, quindi ci crediamo. Il fallimento è per lui una prospettiva, sentirsi arrivati significa fermarsi e lui fermo è impossibile da immaginare.

 

 

 

 

As we enter the first section dedicated to society’s icons we get a glimpse into the amazing variety of Oliviero Toscani’s photos. Our eyes immediately fall on one of his most famous images, the “He who loves me, follow me” 1973 Jesus Jeans campaign. On 17 May 1973 Pasolini wrote on Corriere della Sera: “the new bourgeois power needs its customers to have a totally pragmatic and hedonistic approach: a purely technical and earthly universe where the production and the consumption cycles take place. The interest of this slogan is not only negative: there is a positive idea, the unforeseen possibility to make the language of the slogan expressive, and consequently that of the entire technological world”. We then find a 1990 campaign showing a wolf kissing a lamb, and the one with which Toscani anticipated the present environmental issues, by sinking some leaves in oil. And then the Aix-en-Provence theatre ensemble, dancing fully naked, and the musicians from the Orchestra Filarmonica della Scala, portrayed as they are floating in the air with their instruments. And then, if on one hand an Indian girl shows her tongue after eating a red berry, on the other we find four unlikely testimonials for the eyeglasses that Toscani himself produces (and wears): Lenin, Mao, Castro, and Bin Laden. Toscani’s idea of photography is that copyright doesn’t exist, so he chooses four models who most likely will not complain about their image being used. The picture of the girl sitting on the hay is a clear reference to this exhibition, because not only is she in the company of one of the donkeys welcoming you at the entrance to the castle, but because she is reading the exhibition catalogue. The most attentive people will notice an addition to the original: “Over 50 years of wonderful failures”, a phrase that the photographer uses to describe his career. He says that to himself, so we believe it. For him failure is a perspective, feeling accomplished means stopping, and we cannot possibly imagine him being still.