Luigi Spazzapan

Dal  20 ottobre 2012 al 24 febbraio 2013

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Le sale storiche del Castello di Miradolo hanno ospitato la mostra dedicata a Luigi Spazzapan (1889-1958), uno dei protagonisti più liberi, indipendenti e creativi della scena artistica novecentesca.

Organizzata dalla Fondazione Cosso e curata dal Prof. Francesco Poli. Nelle sale del Castello di Miradolo il percorso espositivo presentava cento opere provenienti da musei pubblici, fondazioni, gallerie e da alcuni tra i più importanti collezionisti che lo hanno conosciuto, stimato e  apprezzato negli anni della sua permanenza a Torino.

Attraverso varie sezioni, la mostra ha messo a fuoco in modo completo le principali fasi della ricerca pittorica di Luigi Spazzapan: il periodo giovanile con la partecipazione al movimento futurista giuliano dei primi anni Venti, l’arrivo nel 1928 a Torino dalla nativa Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia, la sua maturazione artistica, il rapporto con il Gruppo dei Sei, le amicizie con i critici più influenti, tra cui Lionello Venturi ed Edoardo Persico e la prima importante personale a Parigi, organizzata da Sandro Alberti nel 1939. Agli anni Trenta risalgono anche la partecipazione alla II Quadriennale di Roma e alla XX Biennale di Venezia.

Il percorso espositivo proposto dalla Fondazione Cosso accompagnava il visitatore alla scoperta dell’uomo oltre che del geniale pittore. Si affiancava la colonna sonora appositamente creata e che rientra a far parte del progetto  Avant-dernière pensée a cura di Roberto Galimberti.

Michele Baretta

Una vita per la pittura

Dal 8 al 30 settembre 2012

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In occasione del venticinquesimo anniversario della scomparsa di Michele Baretta, la Fondazione Cosso ha voluto ripercorrerne  la vita e la storia.

La mostra su Michele Baretta al Castello di Miradolo si  è collocata a completamento delle celebrazioni indette dal Comune di Vigone in memoria dell’artista.

All’interno delle sale del Castello di Miradolo  sono state esposte numerose opere che hanno ripercorso l’intero iter pittorico dell’artista affrontando vari temi: ritratti di donne, paesaggi, nature morte, ambiente del circo, sacro.

Proprio all’arte sacra è stata dedicata un’intera sezione nella quale sono stati esposti bozzetti e cartoni preparatori per i numerosi cicli di affreschi a cui Baretta si è dedicato con sapiente maestria.

Orsola Maddalena Caccia

Storia singolare di una monaca pittrice

Dal 3 marzo al 29 luglio 2012

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Si è tenuta da marzo a luglio 2012 la mostra “Orsola Maddalena Caccia. Storia singolare di una monaca pittrice”, organizzata dalla Fondazione Cosso nelle sale delCastello di Miradolo, San Secondo di Pinerolo. L’esposizione, curata da Paola Caretta e Daniela Magnetti, è stata la prima dedicata interamente alla pittrice Orsola Maddalena Caccia e aveva l’obiettivo di far luce su una figura sorprendente ma poco nota della scena artistica seicentesca. Figlia del pittore Guglielmo Caccia e badessa del monastero di Moncalvo, piccola città del Monferrato, Orsola fu autrice di uno straordinario numero di opere a carattere religioso e significative nature morte, che di fatto inaugurano il genere in Piemonte.

La mostra presentava oltre 70 opere che rappresentavano l’intero percorso cronologico della pittrice, dalle prime prove accanto al padre, di natura prevalentemente religiosa, alle riuscite rivisitazioni della sua produzione più tarda, comprese alcune imponenti pale d’altare di straordinaria bellezza. I dipinti  provenivano da collezioni private, chiese ed enti pubblici tra cui  Castello Sforzesco e  Pinacoteca di Brera di Milano, Museo Diocesano di Mantova, Palazzo Bianco di Genova.
Una sezione intera era dedicata alla natura morta, di particolare rilievo per le composizioni floreali e gli straordinari accostamenti cromatici, genere con il quale Orsola si confrontò in più occasioni e ricorrente stilema decorativo nell’intera produzione, anche quando non riservata al soggetto. La mostra proponeva anche un efficace parallelo tra la pittura di Orsola e quella del padre, del quale sono stati esposti alcuni disegni e dipinti.

Viaggio in Egitto

L’Ottocento riscopre la terra dei faraoni.

Dal 1 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012

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La mostra ha illustrato l’Egitto principalmente attraverso i documenti (lettere, appunti di viaggio, diari, libri, stampe, fotografie, giornali di scavo) di viaggiatori, esploratori, fotografi, “turisti” e primi archeologi che si avventurarono lungo le sponde del Nilo nel corso dell’Ottocento, con una particolare attenzione per i protagonisti piemontesi di tali vicende.

Si seguivano dunque, attraverso il percorso espositivo, le orme di questi personaggi che, dopo essere approdati, in genere, via nave ad Alessandria d’Egitto, partivano verso sud alla scoperta dell’antica terra dei faraoni, con l’animo impavido e pieno di curiosità. Durante il loro viaggio, che si spingeva spesso sino in Nubia, costoro avevano non solo l’occasione di visitare monumenti antichi in molti casi ancora parzialmente sepolti dalle sabbie, ma anche di conoscere gli usi e i costumi della popolazione locale, profondamente diversi da quelli europei.

Cronologicamente, la mostra prendeva l’avvio dalla prima esplorazione dell’Egitto, voluta da Napoleone nel 1798, per poi occuparsi dei viaggiatori di inzio Ottocento, affascinati dall’Egitto e dalle terre del Levante, dei collezionisti di antichità, degli esploratori, degli studiosi, dei primi “turisti”e dei fotografi di metà e fine Ottocento, sino ad arrivare ai primi archeologi che, tra la metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, effettuarono scavi scientifici in Egitto.

I documenti, talora inediti, e gli oggetti esposti testimoniavano lo straordinario interesse che l’Egitto suscitò nel mondo occidentale per tutto l’Ottocento, e ciò in diverse forme e a vari livelli. Le sale del Castello di Miradolo diventavano dunque le “tappe” di queste prime esplorazioni, lungo un rigoroso e affascinante percorso sia geografico che scientifico.

Come di consueto un ricco calendario di conferenze, concerti e laboratori per scuole e famiglie costituiva un programma di eventi intorno all’esposizione.

Protagoniste dimenticate

Le donne nel Risorgimento piemontese.

Dal 2 aprile al 26 giugno 2011

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La Fondazione Cosso ha partecipato alle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia con una mostra ideata per ripensare al ruolo e alla presenza delle donne piemontesi nel percorso storico che ha portato all’unificazione.

La mostra  ricostruiva e sintetizzava l’attività di donne protagoniste del Risorgimento e approfondiva alcuni temi centrali tratti da queste figure e dai loro rapporti personali e sociali: il ruolo corale delle donne indagava nella famiglia e nella società, nelle cospirazioni carbonare e nell’attività politica, nell’istruzione e nell’assistenza, nei salotti e nel dibattito culturale e politico.

Obiettivo della mostra era di evidenziare, in un preciso inquadramento storico, i principali ambiti  del contributo femminile al processo risorgimentale e alla crescita sociale dell’Italia. Il progetto ripercorreva le fasi salienti dell’Ottocento, dal periodo carloalbertino allo scorcio del XX secolo, mostrando alcuni snodi tematici di particolare interesse.

La mostra, pur confrontandosi con esempi significativi a livello nazionale, poneva l’accento sul ruolo delle donne in Piemonte con particolare attenzione ad ambiti di rilievo quali:

Passaggio dalla vita privata al ruolo pubblico.
Nascita di salotti politici e reti di relazioni.
Risorgimento: sostegno alle guerre di indipendenza.
Attenzione per gli altri: filantropia, assistenza e sanità.
Educazione e istruzione.
Emancipazione e autonomia.

Caravaggio in Piemonte

Luce e ombre dal Seicento piemontese.

Dal 2 ottobre 2010 al 30 gennaio 2011

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La Fondazione Cosso ha esposto, per la prima volta in Piemonte, la tela raffigurante l’Ecce Homo, unica opera attribuita a Caravaggio presente sul territorio. La tela è stata accompagnata da copie coeve da originali del Merisi arrivate in Piemonte tra il XVII e il XX secolo, omaggi all’opera ancor più che all’operare del grande maestro lombardo. Tutti i dipinti presenti in mostra sono stati corredati da indagini radiografiche al fine di permettere ai visitatori un raffronto diretto tra l’operare di Caravaggio e quello, ben diverso, dei suoi seguaci e copisti. L’intera esposizione è stata accompagnata da accurati apparati espografici che offrivano ai visitatori approfondimenti didattici.

L’Ecce Homo, l’unica opera attribuita a Caravaggio presente sul territorio piemontese, è stata esposta accanto a una sua importante copia seicentesca conservata in Liguria, ad Arenzano, nota da tempo agli studiosi. Dell’Ecce Homo si conoscono quattro versioni: tre in collezioni private – in Piemonte, a New York e a  Barcellona – e una presso il Santuario del Gesù Bambino di Praga di Arenzano.

Vittorio Avondo e il paesaggio dell’Ottocento

Dal 27 marzo al 4 luglio 2010

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Si è realizzato nella primavera del 2010 un evento espositivo dedicato a uno dei principali artisti della pittura paesaggistica dell’Ottocento piemontese: Vittorio Avondo.

In occasione del centenario della morte, l’esposizione ha inteso presentare, attraverso dipinti, fotografie e documenti, la figura di ampio interesse storico e culturale di un personaggio che, accanto alla sua originaria vocazione pittorica, ha rimarcato nel corso dell’intensa carriera uno spiccato interesse per le antichità e il collezionismo.

Nel 1936 Torino omaggia la figura di Avondo con una  personale nel centenario della nascita, a cura del Museo Civico. Delle 69 opere esposte, tre appartenevano alla Contessa Sofia di Bricherasio e quattro vedute di campagna romana alla famiglia del pinerolese Ernesto Bertea. La mostra al Castello di Miradolo ha cercato di ricostruire l’evento espositivo del 1936 riportando sul territorio l’opera pittorica di un artista amato dal lungimirante mecenatismo della contessa di Bricherasio e dagli artisti locali.

OLTRE LA MOSTRA

Come di consueto, legati alla mostra si sono svolti laboratori e attività didattiche di vario genere, pensati appositamente per le scuole, per gli adulti e per le famiglie. Inoltre, ad accompagnare i visitatori durante il percorso espositivo, ci sono state nuovamente delle installazioni musicali dal vivo.

Pittura Naïf

Opere scelte dalla collezione Zander

Dal 10 ottobre 2009 al 31 gennaio 2010

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La mostra ha proposto le opere di 21 artisti che, pur non avendo alcuna formazione accademica, e pur non essendo uniti da nessuna visione estetica comune, affascinano da sempre il pubblico di tutto il mondo.

Nonostante il termine “naïf” venga talvolta utilizzato con una connotazione negativa, in realtà – spiega la collezionista, Charlotte Zander, proprietaria dei quadri esposti – “i pittori naïf che provengono da tutti i ceti sociali e dalle attività più disparate si confrontano con le loro esperienze di vita e dipingono quadri di desideri, sogni e ricordi, per nulla influenzati dalle tradizioni artistiche”. Diversi i temi trattati: per lo più l’infanzia, la religione ed i miti, la patria e l’ambiente circostante, il mondo del lavoro, le feste, ma anche questioni politiche e storiche, problemi sociali e il mondo delle utopie.

Con questo progetto la Fondazione Cosso si è proposta di offrire al pubblico una mostra che avesse la capacità di comunicare attraverso la semplicità, con presenze internazionali di notevole valore in grado di oltrepassare anche i confini europei.  I pittori francesi – Bauchant, Bombois, Eve, Rousseau, Louis, Vivin – i croati – Feješ, Generalić, Rabuzin, Sekulić e Skurjeni, l’americano Hirshfield hanno costituito il nucleo principale.

OLTRE LA MOSTRA

Durante il periodo espositivo sono state proposte le seguenti iniziative: conferenze di approfondimento  sulla mostra; installazioni sonore, dal titolo Avant-denrnières pensèes, che  hanno perseguito lo scopo di integrare l’esperienza visiva con eventi sonori dal vivo; cena a tema per riscoprire sapori e odori di ispirazione naïf; laboratori ed attività didattiche per scuole, adulti e famiglie.

Egitto nascosto

Collezioni e collezionisti dai musei piemontesi

Dal 21 marzo al 5 luglio 2009

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L’intenzione della mostra è stata quella di valorizzare e   promuovere le numerose collezioni di arte egizia disseminate su tutto il territorio Piemontese e, in alcuni casi, attualmente non accessibili al pubblico.Le raccolte esposte, spesso sconosciute ai più, sono frutto del collezionismo ottocentesco di vari personaggi piemontesi, quali ad esempio Drovetti e Vidua, o risultato di scavi archeologici in Egitto ad opera dell’egittologo Schiaparelli, affiancato nella sua attività sul campo dall’antropologo Marro. I reperti così raccolti furono poi ceduti a vario titolo ai Musei che oggi ne sono i depositari, documentando con la loro ampia diffusione a livello regionale, quell’interesse e quella passione per l’antico Egitto che si andarono affermando in tutta Europa sin dagli inizi dell’Ottocento. La mostra ha rivolto un’attenzione particolare alle figure e al ruolo degli stessi collezionisti, che grazie alla loro attività e generosità hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo della “egittofilia” in Piemonte.

OLTRE LA MOSTRA

Durante il periodo espositivo sono state proposte le seguenti iniziative: conferenze di introduzione e approfondimento  alla mostra; riflessioni sulla letteratura egizia e araba, sull’antico Egitto e l’occidente e sul ruolo della donna al tempo dei faraoni; presentazione del restauro di un reperto archeologico esposto e programmazione di alcuni filmati storici; aperitivi musicali; concerti lirico-multimediali; osservazione astronomica sulle meraviglie del cosmo; laboratori ed attività didattiche per scuole e famiglie.

Delleani e il cenacolo di Sofia di Bricherasio

Dall’11 ottobre 2008 al 18 gennaio 2009

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L’esposizione ha ricreato l’atmosfera artistica e culturale del cenacolo aristocratico sorto intorno alla  carismatica figura della contessa Sofia di Bricherasio, esponendo opere di Delleani e dei suoi allievi (accanto a Sofia la nipote del maestro Nina, Mario Viani d’Ovrano, Giuseppe Levis e Giuseppe Buscaglione) e di  pittori amici e in parte da lui influenzati, tra cui    Giuseppe Bozzalla. A completare la mostra cartoline e fotografie d’epoca che hanno come oggetto il rapporto tra la contessina, il suo maestro e le varie figure che hanno caratterizzato il clima culturale piemontese della seconda metà dell’Ottocento, tra cui Bistolfi, il capitano Caprilli e il fratello di Sofia, Emanuele, che fu tra i fondatori della FIAT, tutti assidui frequentatori del Castello di Miradolo.

OLTRE LA MOSTRA

Durante il periodo espositivo sono stati organizzati diversi eventi collaterali: conferenze di introduzione e approfondimento  alla mostra; un concorso letterario dal titolo “6000 battute per Sofia”; aperitivi a tema e un breve corso di ricamo bandera con lo scopo di riprendere la tradizione artigianale promossa da Sofia di Bricherasio.