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Rimaniamo in contatto – Il Parco

Care amiche e cari amici,

in questi giorni vi racconteremo della vita nel Parco, dell’arrivo della primavera, della bellezza della natura.

Desideriamo approfondire insieme il senso di alcune parole che abbiamo scelto in relazione all’arte, alla natura e alla musica: ci sembra un modo per ricollegarci al domani, per uscire dall’immobilità, per rendere vivo questo tempo sospeso.

Vi suggeriremo un percorso “Da un metro in giù” da fare a casa, da soli o in famiglia, per ritrovare ciascuno la propria prospettiva, il proprio tempo in questi giorni di isolamento.

Per sentirci più vicini, se vorrete, iscrivetevi alla nostra newsletter!

 

Sabato 21 marzo

Benvenuta Primavera

La primavera si sente dal profumo, quel fresco profumo di vita che come una magica scia arriva e tutto invade.
Nel silenzio del parco i piccoli animali sono assoluti protagonisti del movimento: il rincorrersi degli scoiattoli, il forte battere del picchio e, ancora, le cornacchie che, quando si sta per varcare il cancello di prima mattina, danno la notizia di un nuovo arrivo a tutti gli abitanti della natura.
I primi colorati fiori accendono con una luce speciale anche gli angoli più nascosti e le gemme, ogni giorno più gonfie, attendono ancora un po’ il dolce tepore per trasformarsi in tenere foglie.

È strano camminare da soli nel Parco; vederlo di rado è un po’ come abbandonarlo. Come se d’un tratto si fosse tornati prima del 2007, quando un luogo triste e offeso viveva sospeso nell’indifferenza. Da allora sono stati fatti molti sforzi per curare le ferite del passato e le cattiverie dell’uomo. Oggi questo silenzio assordante non gli appartiene più, è un luogo di sogni, di progetti, di speranze, dedicato a chi ci ha seguito fin’ora e a chi continuerà a farlo.

La primavera è vita e torneremo a passeggiare liberamente, mano nella mano, a sederci su di una panchina, vicini, a guardare il sole tramontare.
Noi intanto continuiamo a curare con amore tutto questo in attesa di poter nuovamente riaprire questo magico luogo.

               Paola Eynard

 

Giovedì 26 marzo

I grandi alberi

L’ingresso al Parco è sempre una sorpresa, soprattutto in primavera. Sono gli alberi a catturare per primi la nostra attenzione: meastosi, silenziosi, i giganti buoni del Parco.

La moltitudine inimmaginabile di verdi delle giovani e delicate foglioline stupisce sempre. Ogni anno ci si incanta perchè tutto è diverso, tutto è nuovo.

Nella sua apparente e ingannevole staticità l’albero è un tripudio di vita: la sua, che si racconta ogni giorno in modo diverso, tra cambiamenti a volte impercettibili, e quella di tutti gli animaletti e gli insetti che vivono con lui.

Alcuni alberi sono più reattivi e mostrano presto numerose foglie che fanno capolino; altri, come il faggio, più dormiglioni, aspettano il caldo e sembrano godersi il sonno ancora per un po’.

Le estati sempre più calde degli ultimi anni stanno mettendo a dura prova la salute degli alberi, soprattutto di quelli più anziani, che, come le persone, sono più deboli e hanno bisogno di cure.
Spesso nel tronco degli esemplari più vetusti si creano delle fessure che si aprono, con il tempo, e che diventano vere e proprie ferite in cui si insinuano funghi, insetti e batteri. In alcuni casi questo fenomeno può causare la morte della pianta ma la relazione dell’albero con questi inquilini non è sempre letale. Talvolta, infatti, si assiste a una lunga convivenza, come accade al vecchio carpino del Parco, lungo la siepe di bosso.

Quando siamo arrivati qui, nel 2007, abbiamo trovato molti alberi malati: l’incuria, la cattiva manutenzione e l’abbandono degli anni precedenti ne avevano messo a dura prova la salute. Purtroppo molti di loro, una volta ammalati, non possono guarire, possono però essere curati, nel tentativo di allungare loro la vita e mantenere vivo così un intero ecosistema, permettendo a tante più persone di ammirarne forza e bellezza.

Questo è ciò che proviamo a fare qui, monitorando ogni anno il loro stato di salute, con l’aiuto dall’attenta professionalità di Daniele, prezioso dottore forestale che ha in cura il Parco da tanti anni. Se necessario procediamo con una cura specifica: ogni albero ha esigenze particolari e quindi ogni albero ha la sua “cartella clinica”.

Talvolta, a loro modo, gli alberi ci ringraziano per queste cure: lo scorso anno, sotto il grande faggio, è nata spontanea una rosa rossa, come un regalo per noi, un ringraziamento per le attenzioni ricevute.

Gli alberi sono un inno alla vita: caparbi, resistenti. Sono compagni silenziosi che ci stanno accanto senza grandi pretese ed esempi meravigliosi di resilienza.

Possono ispirarci molto più spesso di quanto non lo si possa pensare.

Intanto prendiamocene cura.

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