Tiepolo e il Settecento veneto

Dal 25 febbraio al 21 maggio 2017

Tiepolo e il Settecento veneto, la mostra organizzata dalla Fondazione Cosso al Castello di Miradolo, a cura dal Prof. Giovanni Carlo Federico Villa e realizzata in collaborazione con i Musei Civici di Vicenza.

Protagonisti nelle sale espositive dell’antica dimora, Giambattista e Giandomenico Tiepolo, artisti profondamente amati e riconosciuti dalla nobiltà del loro tempo, la cui fama varcò i confini della natia Venezia per renderli immortali e ricercati dalle grandi corti europee, ma anche altri grandi nomi del panorama artistico settecentesco, veneto ed europeo.

La mostra si sviluppa intorno a 46 preziosi capolavori, provenienti dalla prestigiosa Pinacoteca di Palazzo Chiericati a Vicenza, in un viaggio attraverso dipinti, disegni, acqueforti, incisioni e sculture, che accompagnano il visitatore alla scoperta dei grandi temi del secolo dei lumi.

 

Pietro Porcinai. Giardino e paesaggio

Dal 12 giugno al 27 novembre 2016

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La Fondazione Cosso ha presentato, nel trentennale della scomparsa, un progetto espositivo legato all’arte e alla natura: una mostra dedicata a Pietro Porcinai (1910-1986), il più grande paesaggista italiano del Novecento.

La mostra è stata curata dalla Fondazione Cosso, con la collaborazione di Paola Porcinai, figlia di Pietro Porcinai, e Dario Fusaro, fotografo specializzato nel ritrarre parchi e giardini, con lo scopo di approfondire il legame tra arte, architettura, natura, bellezza. L’esposizione ha voluto ripercorrere alcuni temi centrali dell’opera del grande paesaggista, come il costante confronto con artisti e intellettuali contemporanei, la difesa del paesaggio e degli equilibri biologici dal degrado e dalla distruzione, la ricerca della bellezza nella progettazione.

 

 

 

CARAVAGGIO E IL SUO TEMPO

Dal 21 novembre 2015 al 10 aprile 2016

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Caravaggio, Maddalena penitente, Galleria Doria Pamphilj, Roma

La Fondazione Cosso ha presentato  43 opere, alcune delle quali inedite e mai esposte in Italia, che hanno documentato il tempo di Caravaggio; da qui il titolo della mostra, ideata e curata da Vittorio Sgarbi insieme ad Antonio D’Amico.

Il percorso ha visto nella Maddalena penitente della Galleria Doria Pamphilj di Roma, dipinta da Caravaggio intorno al 1597, l’assoluto capolavoro del maestro lombardo che ha costituito il cuore nevralgico della mostra. Si sono potuti inoltre vedere capolavori di Artemisia Gentileschi, Battistello Caracciolo, Cecco del Caravaggio, Mario Minniti, Jusepe de Ribera, Gioacchino Assereto, Rutilio Manetti, Matthias Stomer, Giuseppe Vermiglio, Pacecco De Rosa, Biagio Manzoni, Gregorio e Mattia Preti.

Questi e tanti altri sono i caravaggeschi che hanno popolato questa mostra, consentendo un racconto del tempo di Caravaggio di assoluta originalità.

 

 

BEATO ANGELICO. IL GIUDIZIO SVELATO. CAPOLAVORI ATTORNO AL TRITTICO CORSINI

Dal 28 marzo al 19 luglio 2015

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Un percorso intimo e raffinato che ha raccontato un capolavoro di Fra’ Giovanni da Fiesole: il suggestivo trittico con l’Ascensione, il Giudizio Universale e la Pentecoste, custodito presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini a Roma.

I protagonisti del trittico Corsini sono stati svelati attraverso la visione coinvolgente di altri cinque capolavori realizzati da Beato Angelico, ognuno dei quali rappresenta un momento importante nel suo percorso artistico di miniatore e pittore, mostrando la grazia di una teologia per immagini.

La mostra è nata grazie alla fruttuosa collaborazione della Fondazione Cosso con la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma e la Galleria Nazionale d’Arte Antica in Palazzo Corsini.

La curatela è stata affidata a Daniela Porro, Giorgio Leone e Antonio D’Amico, che hanno voluto “svelare” il Giudizio Universale, dipinto da Beato Angelico nei suoi anni romani, intorno al 1447-’48.

Il percorso si è sviluppato attraverso l’accostamento di tre fondamentali codici miniati provenienti dal Museo di San Marco e dalla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, dalla Biblioteca Nazionale Braidense di Milano.

La narrazione si è evoluta con due grandi capolavori come la delicata e “piena di grazia”Madonna dell’Umiltà, in arrivo dal Museo Nazionale di San Matteo di Pisa, e le tavolette con la Nascita di Gesù e l’Orazione nell’orto, dei Musei Civici di San Domenico di Forlì.

San Sebastiano. Bellezza e integrità nell’arte tra Quattrocento e Seicento

Dal 5 ottobre 2014 al 8 marzo 2015

La grande mostra è stata dedicata a San Sebastiano, curata da Vittorio Sgarbi con la collaborazione di Antonio D’Amico.

Per l’occasione della mostra al Castello di Miradolo, Vittorio Sgarbi e Antonio D’Amico avevano selezionato oltre quaranta capolavori, dal Rinascimento al Seicento inoltrato, secoli in cui la storia dell’arte ci ha offerto grandi e straordinari capolavori.

Il percorso prendeva avvio con Andrea della Robbia che modellava l’anatomia del giovane Sebastiano con grande raffinatezza, levigando le membra con la terracotta invetriata. Si proseguiva con uno sguardo nella Venezia del Quattrocento, dove Carlo Crivelli interpretava con grande suggestione, tra la laguna e le Marche, la figura di un giovanetto nudo e invaso dalle frecce.
Ludovico Carracci interpretava il secolo della grande Riforma Cattolica mostrando un atleta gentile che citava passi di danza e si muoveva leggiadro nei meandri della fede. Lo splendido paesaggio era la scena suggestiva che ospitava la Vergine col Bambino e uno statuario Sebastiano, dipinto da Paris Bordone, che ci guardava e assisteva silenzioso al mistico dialogo. Compagno ideale era il solitario e meditabondo San Sebastiano diTiziano che proveniva da una importante collezione privata americana e che giungeva in Italia per la seconda volta. Il Seicento si apriva con l’accesa armonia dei colori e le audaci forme che in Rubens, che da Anversa giungeva in Italia, tra Mantova e Roma, trovavano un risvolto leggiadro, suadente e delicato: il Rubens della Galleria Corsini di Roma usciva dalla stanza dell’Alcova di Palazzo Corsini alla Lungara per la prima volta dopo tanti anni. Pittura tattile era quella del Seicento che metteva in campo gli affetti con un ineditoGuercino, di recente scoperto e custodito in una collezione privata americana, con l’altro, compagno ardito, della Galleria Nazionale delle Marche. L’aspetto della devozione era sublimato con Guido Reni che legava il bel Sebastiano a un albero in un’atmosfera calda, serale, intima, pregna di una Bologna in cui i dettami del Concilio di Trento, applicati dal Cardinale Gabriele Paleotti, erano ancora nevralgici e di forte attrazione e rispetto per gli artisti. L’ondata caravaggesca, poi, toccava un inedito culmine con un dipinto eccezionalmente dato in prestito dal Cardinale di Milano, che rivelava accenti nordici con una straordinaria verità nel volto e nella posa dell’uomo “santo”. Gli echi caravaggeschi, poi, mostravano la passione con Ribera e l’ardita partecipazione al martirio con Nicolas Regnier e con l’affascinante Matthias Stomer dei Girolamini di Napoli; accezioni preziose del caravaggismo internazionale. La narrazione ideale, di coinvolgimento emotivo, trovava due capisaldi nel Mattia Preti di Capodimonte e nei Luca Giordano che cavalcavano il Seicento e aprivano il secolo successivo lasciandosi alle spalle la pittura di verità e la ritualità del vero.

Tahar Ben Jelloun. Giovinezza

Dal 31 maggio 2014 al 27 luglio 2014

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La mostra era dedicata a Tahar Ben Jelloun curata dalla Fondazione Cosso in collaborazione con il Festival letterario La Milanesiana.

Sabato 31 maggio 2014, nel Castello di Miradolo, aprirà al pubblico la mostra dedicata alla produzione pittorica dello scrittore Tahar Ben Jelloun.
La mostra rappresentava il frutto di un’esperienza artistica insolita e si articolava intorno a 16 opere rappresentative; in esse il disegno e la pittura, i simboli e le parole si fondevano armonicamente in sperimentazioni originali. Abbandonandosi a tratti all’astrattismo, Ben Jelloun mutava nei suoi disegni atmosfere e suggestioni dal mondo arabo e dai paesaggi marocchini, legandoli alla visione del mondo occidentale e destando emozioni sottili nello spettatore.

I volti e l’anima. Lorenzo Lotto

Dal 6 ottobre 2013 al 2 marzo 2014

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E’ stata dedicata a Lorenzo Lotto la seconda mostra del ciclo “I volti e l’anima”, percorso pensato e voluto da Vittorio Sgarbi per la Fondazione Cosso e il Castello di Miradolo.

La mostra era composta da 13 preziose opere assai rare e difficilmente esposte insieme che percorrevano la vicenda pittorica dell’artista dalla giovinezza alla maturità. A ciascuna opera era dedicata una propria sala espositiva, come sottolineare la necessità di un dialogo insieme esaustivo e intimo con le opere stesse e i loro personaggi.

Per l’occasione i prestiti erano prestigiosi: dal Castello Sforzesco di Milano, al Castel Sant’Angelo di Roma, al Quirinale, a Casa Leopardi a Recanati. Una mostra imperdibile per i confronti rari.

I volti e l’anima. Tiziano. Ritratti

Dal 16 marzo al 14 luglio 2013

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Ai ritratti di Tiziano Vecellio è stata dedicata la mostra dal titolo “I volti e l’anima” pensata e sviluppata dalla Fondazione Cosso su progetto di Vittorio Sgarbi, che intendeva portare sul territorio piemontese capolavori rari dell’arte italiana e internazionale, il più delle volte custoditi in collezioni private e quindi difficilmente visibili al grande pubblico.

Nella mostra al Castello di Miradolo  trovavano posto 8 straordinarie opere che permettevano di far luce non solo sulle identità dei personaggi, ma anche sull’autografia di Tiziano.

Le figure sono rese con quell’intensa forza drammatica che ha fatto di Tiziano uno dei ritrattisti più contesi dalle maggiori corti europee. La tensione dinamica dei volti, la vivida intensità degli sguardi e la chiarezza con cui si sviluppano linee e colori concorrono alla resa psicologica dei personaggi, dei quali viene esaltato non soltanto il ruolo sociale, attraverso i singoli dettagli, ma anche la forza della personalità.

Luigi Spazzapan

Dal  20 ottobre 2012 al 24 febbraio 2013

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Le sale storiche del Castello di Miradolo hanno ospitato la mostra dedicata a Luigi Spazzapan (1889-1958), uno dei protagonisti più liberi, indipendenti e creativi della scena artistica novecentesca.

Organizzata dalla Fondazione Cosso e curata dal Prof. Francesco Poli. Nelle sale del Castello di Miradolo il percorso espositivo presentava cento opere provenienti da musei pubblici, fondazioni, gallerie e da alcuni tra i più importanti collezionisti che lo hanno conosciuto, stimato e  apprezzato negli anni della sua permanenza a Torino.

Attraverso varie sezioni, la mostra ha messo a fuoco in modo completo le principali fasi della ricerca pittorica di Luigi Spazzapan: il periodo giovanile con la partecipazione al movimento futurista giuliano dei primi anni Venti, l’arrivo nel 1928 a Torino dalla nativa Gradisca d’Isonzo, in provincia di Gorizia, la sua maturazione artistica, il rapporto con il Gruppo dei Sei, le amicizie con i critici più influenti, tra cui Lionello Venturi ed Edoardo Persico e la prima importante personale a Parigi, organizzata da Sandro Alberti nel 1939. Agli anni Trenta risalgono anche la partecipazione alla II Quadriennale di Roma e alla XX Biennale di Venezia.

Il percorso espositivo proposto dalla Fondazione Cosso accompagnava il visitatore alla scoperta dell’uomo oltre che del geniale pittore. Si affiancava la colonna sonora appositamente creata e che rientra a far parte del progetto  Avant-dernière pensée a cura di Roberto Galimberti.

Michele Baretta

Una vita per la pittura

Dal 8 al 30 settembre 2012

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In occasione del venticinquesimo anniversario della scomparsa di Michele Baretta, la Fondazione Cosso ha voluto ripercorrerne  la vita e la storia.

La mostra su Michele Baretta al Castello di Miradolo si  è collocata a completamento delle celebrazioni indette dal Comune di Vigone in memoria dell’artista.

All’interno delle sale del Castello di Miradolo  sono state esposte numerose opere che hanno ripercorso l’intero iter pittorico dell’artista affrontando vari temi: ritratti di donne, paesaggi, nature morte, ambiente del circo, sacro.

Proprio all’arte sacra è stata dedicata un’intera sezione nella quale sono stati esposti bozzetti e cartoni preparatori per i numerosi cicli di affreschi a cui Baretta si è dedicato con sapiente maestria.